 |
|
Camicia Rossa 1/2010
|

gennaio-aprile 2010
|
 |
|
In evidenza
|
|
 |
|
In libreria
|
|
 |
|
L'impresa garibaldina del 1860
|
In pochi mesi, tra il maggio e l’ottobre del 1860, l’assetto politico della penisola fu drasticamente trasformato dall’impresa garibaldina, che sconvolse gli accordi diplomatici e propiziò il raggiungimento di obiettivi ritenuti fino ad allora irrealizzabili. >>>
|
 |
|
L'amore garibaldino di Ippolito Nievo
|
La breve vita di Ippolito Nievo, nato a Padova nel 1831, perito tragicamente in un naufragio, nel Mar Tirreno, nel 1861, racchiude i saggi del letterato, gli articoli del giornalista, le prove dello scrittore, destinato, post mortem, a fama imperitura, grazie al romanzo Le Confessioni di un italiano, ma anche la fervida fede patriottica del democratico e la testimonianza armata del combattente. >>>
|
 |
|
Albori risorgimentali
|
Nel Settecento italiano si accentuò l’interesse per lo studio dell’economia politica. Nel 1754, a Napoli, fu fondata la prima cattedra di Economia Politica la cui titolarità fu affidata ad Antonio Genovesi. Fu la prima che sorse non solo in Italia, ma in Europa: la seconda fu istituita nel 1758 a Stoccolma e la terza a Milano, affidata a Cesare Beccaria. >>>
|
|
 |
|
Protesta per le dichiarazioni del ministro Tremonti
|
Il telegramma del Presidente
Ho seguito la conferenza stampa del 26 maggio di presentazione della manovra finanziaria e sono rimasto colpito dalle parole pronunciate dal ministro delle finanze riguardo alla storica Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini di cui sono presidente. Questa Associazione eretta in ente morale nel 1952 accoglie come soci effettivi i reduci della Divisione italiana partigiana Garibaldi di Jugoslavia che prese parte alla resistenza dei militari italiani all’estero quale unità dell’esercito italiano subendo gravissime perdite con oltre novemila morti. Per queste ragioni essa fa parte delle associazioni combattentistiche e partigiane tutelate dal Ministero della Difesa. Assicuro che ogni anno viene inviata regolarmente al Ministero la documentazione relativa ai bilanci e alla attività svolta di natura prevalentemente culturale per la conservazione e diffusione della memoria storica del Risorgimento e della Resistenza. Seguirà lettera e documentazione al riguardo. Esprimo pertanto vivo rammarico e forte protesta a nome degli ottocento soci per le affermazioni non rispondenti a verità.
Presidente nazionale ANVRG Carlo Bortoletto
Prima in TV e poi rimbalzate sulla stampa quotidiana le dichiarazioni del Ministro delle Finanze Giulio Tremonti ci hanno fortemente colpito per i contenuti e per il modo pesantemente ironico col quale sono state pronunciate. In quella sede aveva annunciato che il decreto sulla manovra finanziaria avrebbe definanziato 232 tra enti e associazioni, tra cui l’ANVRG eliminandoli dall’elenco degli enti sovvenzionati (elenco momentaneamente accantonato grazie all’intervento del Persidente della Repubblica). Nel nostro caso per il semplice e unico motivo – del tutto falso – che non sarebbe stata prodotta annualmente la documentazione dimostrativa delle attività svolte. Non solo abbiamo spedito i documenti – bilanci e relazioni – ma li abbiamo integrati su richiesta del Ministero della Difesa, li abbiamo duplicati quando ce l’hanno chiesto, ripetutamente. Ed ora ci fanno passare dinnanzi agli italiani come quelli che “chissà se ci sono ancora, dove sono e che cosa fanno” e che “non rispondono alle nostre richieste”. Non ci sono parole per esprimere il disappunto per la superficialità, l’approssimazione, la malafede di questi nostri (sic!) ministri.
|
 |
|
Smarrire l'orizzonte
|
“ L’Italia sta attraversando una fase di crisi estremamente grave in cui è in pericolo la tenuta dello Stato democratico, e quindi l’attiva partecipazione del paese al processo di unificazione europea.”scrive uno dei leaders del Movimento federalista Europeo, Sergio Pistone, che vede tre pericoli per l’Italia: l’affievolimento della coesione economico-sociale del paese, la messa in discussione dell’unità dello Stato, la criticità della situazione del regime democratico. Questo avviene al momento in cui l’Italia si confronta con la sua storia moderna, iniziata 150 anni or sono. Una storia moderna condizionata, più che in qualsiasi altro paese dell’Unione europea, dal peso di un passato millenario. >>>
|
 |
|
Da Quarto a Teano nella pittura
|
In occasione del 150° anniversario dello sbarco dei Mille colgo l’occasione di ripercorrere quella epica impresa con una selezione di opere d’arte tra le molte che hanno celebrato quegli eventi. >>>
|
 |
|
Il socialismo rivoluzionario di Manara Valdimigli
|
Quando nacque - il 9 luglio 1876 a San Piero a Bagno oggi in provincia di Forlì, allora di Firenze - il padre, Antonio Valgimigli, ispettore scolastico e appassionato seguace del Carducci, un “uomo di straordinaria severità e onestà, rigido che metteva soggezione anche alla moglie”, lo volle chiamare Manara. Ovvero un cognome, storicamente impegnativo che, secondo un costume ancora caldo delle passioni e delle polemiche risorgimentali, diventava nome proprio ed era, già di per sé, un piccolo manifesto politico, un’affermazione di appartenenza: intanto alle radici risorgimentali e poi a un’idea, quella repubblicana, particolarmente fervida nelle Romagne, prima e dopo l’unità d’Italia. >>>
|
|
 |
|
Il 25 aprile
|
Commemorando questa data, 25 aprile 1945, giorno della Liberazione dell’Italia, ricordiamo la Resistenza dei militari italiani all’estero con un elogio citando la nostra Divisione italiana partigiana “Garibaldi” costituitasi con l’unione di due divisioni, la “Taurinense” e la “Venezia”, che in Montenegro non si erano arrese ai tedeschi. Diciotto mesi, lo sappiamo, di sacrifici e di rinunce per l’onore d’Italia, con l’orgoglio di aver contribuito alla sconfitta dell’esercito tedesco.
In questa giornata ricordiamo tante cose, innanzitutto i 600.000 italiani catturati dai tedeschi dopo l’armistizio dell’8 settembre, che non accettarono di aderire al governo di Salò per uscire dalla prigionia, con un risultato agghiacciante di condanne e morte. E come non ricordare quella lotta, quella guerra che non finiva mai; eravamo stanchi ed amareggiati col pensiero rivolto ai nostri cari così lontani, consci che anche in patria si combatteva e si moriva per quella libertà che tutti sognavamo. Quante preghiere a Dio,quante speranze e quanta tristezza!
La cessazione della lotta condotta laggiù, nel sud della Jugoslavia, in quella terra che si chiama Montenegro, che ci ricordava la regina Elena, fu per noi un anticipo del 25 Aprile anche se, tornati in Italia, volontariamente chiedemmo di combattere nella nostra patria dove proprio il 25 aprile ci fermò.
Ben 65 anni sono trascorsi dalla fine della guerra e ancora oggi lottiamo per mettere in evidenza la nostra “Garibaldi” e conseguentemente la nostra Associazione lamentandoci che il ricordo è ancora limitato e tante volte ci domandiamo: perché? La “Garibaldi” è stata la più grande unità dell’esercito italiano all’estero che, abbandonata a se stessa, ha volontariamente resistito alle lusinghe naziste, rifiutandosi di consegnare le armi per combattere nel segno dell’onore, della dignità e della fedeltà ai principi militari innati col tempo in ognuno di noi. Ci riconosciamo “partigiani con le stellette” e senza dubbio non pretendiamo privilegi ma solo riconoscenza e rispetto.
Cosa ricordiamo ancora? I martiri, gli eroi, militari e civili, coloro che per la cancellazione di una dittatura, durata vent’anni, offrirono la vita. Onore a loro!
Cerimonie, manifestazioni, commemorazioni vogliono oggi ricordare quel giorno che significò la fine della guerra. Esultiamo, ma non dimentichiamo gli errori e le colpe e non dimentichiamo quegli italiani che in un tragico momento seppero, come noi garibaldini, reagire alla sconfitta militare dimostrando che la Patria non era morta. [Carlo Bortoletto – Presidente ANVRG]
|
|